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LA SETTIMANA DEI BRIGANTI

1a Settimana di studi sul brigantaggio meridionale

 

VILLA CASTELLI (BR) – 25 settembre / 1 ottobre 2006

 

 

Sintesi delle Relazioni

 

Lunedì 25 settembre 2006

 

Rocco Biondi

Perché una settimana di studi sul brigantaggio? Chi erano i briganti?

Un articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 11 giugno 2006, nel quale si dava notizia di una mostra fotografica sul fenomeno del brigantaggio postunitario, allestita nelle sale del Castello di Lecce, mi fece nascere l’idea di tentare di portare quella mostra a Villa Castelli, mio paese in provincia di Brindisi. Ne parlai con l’amico avvocato Vito Nigro, appassionato ed attento lettore di tutti i libri sul brigantaggio, che si mise subito in contatto con l’autore della mostra, il capitano Alessandro Romano, che si dichiarò subito disponibile a portare la mostra a Villa Castelli.

I contatti si moltiplicano e da tutti riceviamo entusiastiche adesioni. Un giorno non poteva più bastare ed allora abbiamo deciso di far durare il convegno sul brigantaggio un’intera settimana: la Settimana dei Briganti, appunto.

Gli studi sul brigantaggio meridionale, che sono sempre esistiti, in questi ultimi tempi hanno preso nuovo vigore. I fatti che portarono all'unità d'Italia vengono sempre più studiati anche dalla parte dei vinti.
I briganti non vengono più liquidati come comuni delinquenti, grassatori, che hanno infestato terre e masserie del sud. Vengono rivalutati all'interno di un più generale movimento politico che voleva salvaguardare gli elementi positivi dell'essere meridionali.

Variegati sono gli approcci al fenomeno del brigantaggio, preunitario e postunitario, che partono dall'estrema sinistra ed arrivano all'estrema destra. Tutti però hanno come comune denominatore il meridionalismo.

Il brigantaggio ha suscitato l'interesse di cinema, stampa, televisione. E' un fenomeno di grande presa nell'immaginario collettivo.

Nel febbraio del 1861, con la capitolazione di Gaeta, ultima roccaforte borbonica, il Regno delle Due Sicilie cessa - di fatto - di esistere. Francesco II ripara a Roma, ospite degli ambienti pontifici a lui non ostili. Il re borbone si illude in un suo ritorno immediato sul trono.

Il popolo del sud cerca di rivendicare la sua identità contro un'unità imposta dall'alto dai piemontesi.
A capeggiare questa rivolta, senza speranza di riuscita, furono appunto i briganti.
Carlo Levi ha scritto che in quelle terre tutto li ricorda: non c'é monte, burrone, bosco, pietra, fontana o grotta, che non sia legata a qualche loro impresa memorabile, o che non abbia servito da rifugio o nascondiglio. Quei luoghi spesso hanno preso nome dai loro fatti.
Nella storia ufficiale il fenomeno del brigantaggio viene liquidato come fatto meramente criminale. Ma, come un fiume carsico, riemergono dalle pieghe della memoria le ragioni, le aspettative e i desideri che diedero vita alla rivolta dei cafoni. Di fronte al tribunale della Storia i briganti riprendono la parola, con la speranza di veder riaprire il processo.

 

Valentino Romano

Il fenomeno del brigantaggio nella storia del Sud

La relazione verterà sull’inquadramento del fenomeno del brigantaggio nel contesto socio politico del Mezzogiorno.

Si tenterà una definizione del brigantaggio meridionale come manifestazione endemica del disagio sociale.

Si parlerà, quindi,  dell’origine e delle cause del brigantaggio nei secoli, partendo dall’epoca romana fino al periodo postunitario con particolare attenzione alla Puglia.

 

 

Martedì 26 settembre 2006

 

Ulderico Nisticò

Memorie del 1806 e bande postunitarie in Calabria

Nel 1799 e nel 1806 la Calabria è alla testa dei moti borboniani e antifrancesi, con grandi e tragici episodi di valore. I Borbone restaurati non ebbero il coraggio di reagire alle riforme borghesi, e il potere effettivo restò, soprattutto in Calabria, agli ex murattiani. Nel 1860 la Calabria non si schiera così attivamente, e centro dell'insorgenza è piuttosto la Lucania.

 

Rosario Quaranta

Il brigantaggio preunitario nel Salento

Come in tutto il Mezzogiorno, anche nel Salento preunitario il brigantaggio, costituisce un problema di non facile comprensione e soluzione a segno delle tante cause di ordine sociale, politico o culturale in esso convergenti. Non valsero né le riforme istituzionali, né  la riorganizzazione politica e sociale imposte nel periodo napoleonico, né tanto meno la ottusa reazione dei borboni tornati al potere, per capire e risolvere le esigenze di una società che aspirava a un nuovo ordine sociale e politico vagheggiato e  rivendicato dai ceti più intraprendenti e illuminati, come molti intellettuali e militari o come diversi ecclesiastici e rappresentanti della piccola borghesia e degli artigiani. Nacquero così le variopinte sette segrete e le tante organizzazioni clan­destine che miravano, seppur in maniera non sempre chiara e lineare, all’instaurazione di un nuovo ordine di cose basato essenzialemente sulle rivendicazioni costituzionalistiche.

Il brigantaggio preunitario salentino richiama immediatamente la figura allo stesso tempo complessa e affascinante del sacerdote grottagliese D. Ciro Anniccchiarico, le cui gesta sono state  ampiamente cantate e narrate, tra storia e leggenda, in una ricca bibliografia.

 

 

Mercoledì 27 settembre 2006

 

Mario Guagnano

Il brigantaggio in Puglia

L’ intervento sarà incentrato sul brigantaggio politico post-unitario in Puglia ripercorrendo per linee essenziali le gesta dell’ex sergente borbonico Pasquale Domenico Romano di Gioia, guida militare dell’insurrezione antiunitaria del Barese e nel Salento.  Verrà fatto riferimento ai principali attori del brigantaggio che collaborarono con il Sergente e alle vicende dei comuni del Tarantino e quelli della cosiddetta Collina di Brindisi che fornirono uomini e mezzi alla causa borbonica. Si ripercorreranno i principali fatti d’arme che nel periodo agosto-dicembre 1862 impressionarono questa parte della Puglia suscitando la convinzione diffusa di un immediato ritorno dei Borboni sul trono di Napoli. Verranno esposte le principali azioni militari intraprese dal nuovo stato unitario per debellare il fenomeno.

 

Rocco Biondi

Viaggio nei siti internet sul brigantaggio

Partendo dal sito su “La Settimana dei Briganti” http://nuke.roccobiondi.it/ verranno visitati i seguenti altri siti internet: I briganti del Cinquecento (che riporta passi della novella di Stendhal "La badessa di Castro"), La Legge Pica sulla repressione del brigantaggio, Insorgenti e sanfedisti libro di Francesco Pappalardo e Oscar Sanguinetti. Si proseguirà visitando La storia bandita sul Cinespettacolo del Parco della Grancìa, Briganti e cultura popolare sul convegno “Le culture dei Briganti”, Briganti mostrando 12 foto di briganti e brigantesse famosi.

 

Giovedì 28 settembre 2006

 

Dino Levante

Contributo alla storia del brigantaggio meridionale:

le fonti bibliografiche (1834-2005)

Un primo approccio alle fonti storiografiche è preferibile che avvenga attraverso la bibliografia, una tra le più utili scienze ausiliarie della storia. Dal mare magnum delle opere d’interesse generale (quelle, ad esempio, sul regno di Napoli, sul Mezzogiorno d’Italia, su Terra d’Otranto, sul Salento), si passa a considerare i saggi specifici (monografie, contributi su singoli aspetti d’importanza territoriale, onomastica, toponomastica, tesi di laurea), sino a giungere poi a quel settore ancora più complesso da scandagliare (perché più ampio dei primi), rappresentato dai giornali e dalle riviste locali e no (periodici, numeri unici, bollettini, ciclostilati). Dunque, come si amava ripetere un tempo «dal generale, al particolare», per calare infine, quest’ultimo, nel panorama più complessivo dei fenomeni storici. Si sono tralasciate volutamente, in questa sede, le opere di storia generale dove si trovano riferimenti al fenomeno del brigantaggio inserito in quello più complessivo dell’unificazione nazionale. Un’altra disposizione bibliografica, quella per intenderci che si definiste “bibliografia tematica”, avrebbe voluto una divisione delle opere che ne avessero seguendo schematicamente i vari momenti epocali. Ad esempio le unità bibliografiche sarebbero potute essere distinte a secondo di grandi categorie con le sottodivisioni relative che qui si indicano brevemente. Partendo dai precedenti storici e dal tramonto del regime borbonico si sarebbero potute distinguere le opere scritte intorno alle forze contrapposte, e quelle scritte sulla battaglia del Volturno (dei primi giorni del dicembre 1860), considerare gli scritti sull’intervento dell’armata sarda e quelli sulla difesa di Gaeta. Un’altra sezione si sarebbe potuta riservare alla fine dell’autonomia del Mezzogiorno d’Italia e ai tentativi di riscossa esercitata dai borboni, compresa la pubblicistica esistente sulla storia e sull’evoluzione dell’esercito napoletano, sul comportamento del clero meridionale e, di conseguenza, delle popolazioni subalterne. A proposito, poi, delle condizioni del brigantaggio meridionale, oltre alle pubblicazioni sulle origini e sulle motivazioni politico-sociali, avrebbe avuto senso segnalare separatamente le opere che hanno preso in considerazione l’apporto del disciolto esercito napoletano, sia partendo dalla guerriglia politica, con i conseguenti provvedimenti del governo unitario, sia considerare le rare testimonianze sulla reazione dei cosiddetti “sbandati”. Le caratteristiche strutturali delle bande (le loro forze, il loro armamento e il loro equipaggiamento) avrebbero potuto dare uno spaccato sulle modalità dell’azione e dell’organizzazione delle “truppe irregolari”. Un’altra parte andrebbe distinta sui collegamenti internazioni che il fenomeno brigantaggio ebbe con i comitati legittimisti e i centri di arruolamento, e il successivo sostegno delle autorità dello Stato Pontificio e il ruolo svolto dal corpo di occupazione francese a Roma. Dopo quelle sulle forme di governo (dittatoriale e delle luogotenenze), altre pubblicazioni si sono dedicate ai singoli periodi delle luogotenenze: di Farini (dal novembre 1860 al gennaio 1861), di Carignano (gennaio-maggio 1861), di San Martino (maggio-luglio 1861), e di Cialdini (dal luglio all’ottobre 1861). L’unificazione amministrativa è oggetto di svariati studi che ne affrontano le particolarità partendo dalla direzione politico-amministrativa in merito al problema brigantaggio, ovvero dal considerare il comportamento del generale Alfonso La Marmora (che dal novembre del 1861 grosso modo giunge sino al settembre del 1864). Sul brigantaggio che si organizza nell’autunno-inverno del 1861 sino alla primavera-estate del 1862, sullo stato d’assedio, sull’emanazione delle leggi eccezionali esisteste, invece, un’ampia letteratura che si riferisce alla costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del brigantaggio, sulle iniziative politiche democratiche. La fine del brigantaggio con le operazioni militari e di repressione poliziesca, infine, si possono suddividere in due ambiti specifici, quello affrontato dall’esercito e quello delle forze di polizia giudiziaria. Nel primo settore testi si riferiscono alle strutture di base e alle forme di reclutamenti dei militari, l’organizzazione distribuita sul territorio con i diversi compiti attribuiti, le disposizioni e le tecniche d’impiego, comprese le tecniche di propaganda fra le stesse truppe le perdite e i vari riconoscimenti attribuiti. Nelle forze poliziesche rientra la nascita dell’arma dei carabinieri, dello stesso corpo delle guardie di pubblica sicurezza e della guardia nazionale. Infine, ma non meno importante, è il capitolo bibliografico che avrebbe potuto elencare le opere sui tribunali militari (la loro organizzazione territoriale e la struttura operativa), la pubblicazione dei bandi e dei proclami. Un lavoro che certamente avrebbe potuto avere anche altre suddivisioni, più o meno dettagliate, più o meno condivisibili dagli stessi studiosi della materia. Ma compito del bibliografo non è entrare in questo terreno minato, resta invece certo il suo impegno nel fornire quante più nozioni utili e precise nella loro individuazione e, dunque, utilizzazione.

 

Valentino Romano

La vita quotidiana dei briganti

Scopo dell’intervento è quello di ricondurre alla realtà dei fatti la figura – spesso mitizzata – del brigante. Si parlerà anche della partecipazione femminile alla rivolta armata e del fiancheggiamento della popolazione.

Verranno tratteggiati gli aspetti comuni della vita quotidiana dei briganti, le cause del loro darsi alla macchia.

Particolare attenzione verrà prestata al “cibo dei briganti” e al tentativo di recupero –anche attraverso la riscoperta delle ricette culinarie nostrane ( Beppe Cavallo) – della cultura contadina.

 

Venerdì 29 settembre 2006

 

Vincenzo Labanca

I briganti: tra storia e invenzione

La Storia è davvero una gran brutta Bestia: per essere “Maestra di Vita”, con tutti i suoi massacri, le sue carneficine, i suoi macelli collettivi di uomini non fa altro che dare il cattivo esempio alle nuove generazioni che, per non essere da meno a coloro che li hanno preceduti, si affaccendano e si prodigano nel creare sempre nuovi conflitti e nuovi eccidi affinché l’umanità non abbia mai pace.

Ma la Storia, per costituire inoltre anche il diario di bordo del lungo e travagliato cammino dell’uomo ha anche un altro grosso difetto: è anche Bugiarda!

 La Storia, come si sa, la scrivono sempre i vincitori; la scrivono cioè quelli che, in un modo o nell’altro sono riusciti a sopraffare l’avversario , ossia il nemico, quello che in principio probabilmente aveva solo la colpa di stare dall’altra parte, di avere un’altra opinione, di avere altri ed opposti interessi.

Ma ultimata la contesa e riaffermata (quasi sempre) la ragione della forza i vincitori iniziano a scrivere la Storia, ovviamente senza controparte, senza che ai vinti venga lasciata la possibilità del contraddittorio.

E come si spiegherebbe altrimenti quella immane menzogna costruita ad arte dagli Storici di Regime per infangare la memoria dei nostri progenitori Briganti?… Come si spiegherebbe un così lungo silenzio della Storia su un olocausto durato oltre dieci anni e costato qualche milione di morti ammazzati?

Il Brigantaggio, negato alla memoria dei posteri dalla gran parte degli Storici Ufficiali, ha invece trovato asilo nella penna di grandi romanzieri che, proprio per essersi occupati dei vinti, quasi come una sorta di comprensibile maledizione, non sono stati baciati dalla Fortuna Editoriale rimanendo spesso sconosciuti al grande pubblico e confinanti nella letteratura locale, in quella nicchia del mercato letterario fatto più che altro di autoconsumo in cui le copie stampate si contano a poche centinaia mentre quelle vendute non superano le decine di esemplari.

Qualcuno però, nonostante lo sconforto dei numeri e nonostante la maledizione dei Forti, è riuscito a farcela lo stesso e a conquistarsi quel consenso popolare ( e a volte di critica) diversamente negato nella stanza dei bottoni.

 

 

Antonio Trinchera

Per chi lottavano i briganti

L’intervento, prendendo le mosse da una frase contenuta nel romanzo Il segreto della rosa (Ed. Del Grifo, Lecce, 1999) dello stesso relatore, intende rimarcare come il fenomeno del Brigantaggio post-Unitario, promosso e amplificato in un primo tempo dalla propaganda borbonica, abbia invece assunto i caratteri di una vera e propria rivoluzione agraria spontanea, non pianificata, non organizzata e, forse, anche per questo fallita. L’entusiasmo per l’Unificazione appena conseguita impedì, difatti, agli stessi intellettuali del tempo, compresi radicali e i democratici che furono neutralizzati dall’azione dei primi governi dell’Italia Unita, di abbracciare la causa della rivoluzione, che pertanto rimase solo allo stadio di “brigantaggio”, come fu definita dalla storiografia ufficiale, evitando purtroppo l’adozione di tutta una serie di riforme necessarie che avrebbe certamente giovato al futuro sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno.

 

 

Sabato 30 settembre 2006

 

Alessandro Romano

Briganti: eroi o malfattori?

Nel 1860, i Savoia, impossessatosi dell’idea di Italia unita, spalleggiati dal nascente capitalismo internazionale, mossero guerra agli stati italici per operare un’unità liberal-borghese con la forza, assoggettando le popolazioni ad una feroce dittatura e causando uno sconvolgimento economico e sociale di cui, ancor oggi, se ne pagano le conseguenze.

L’idea di unità federale del Paese attraverso la concordia, la pace, il rispetto delle culture e delle tradizioni di ispirazione Giobertiana, naufragò miseramente contro la feroce conquista militare piemontese, vera e propria guerra di repressione, che insanguinò il Meridione d’Italia per 12 anni e si concluse con la morte di 685.000 persone, 51 paesi rasi al suolo e l’esodo biblico verso le Americhe di milioni di emigranti.

Lo scontro non fu tra due eserciti, come purtroppo la cultura storiografica ci lascia credere, ma tra due mondi, due culture, di modi di concepire la ricchezza, l’economia, la famiglia, la tradizione, la società, la fede.

Quella del Popolo Meridionale fu una esigenza, un dovere, un richiamo, una reazione ancestrale, una legittima difesa in nome di quella civiltà contadina, frutto di culture e tradizioni mediterranee, plasmatesi nei secoli.

Questi furono i principali e reali motivi della reazione armata delle masse meridionali alle truppe piemontesi. Il Popolo Meridionale, sentendo profondamente propria quella sanguinosa guerra partigiana, lottò in condizioni disumane per monti, valli e boschi per dodici lunghi anni, alimentando quella folle, tragica, disperata guerriglia rurale per bande, comunemente chiamata Brigantaggio. 

 

 

Domenica 1 ottobre 2006

 

Raffaele Nigro

Presentazione del libro “Giustiziateli sul campo”

E’ un excursus sulla scrittura del banditismo che mette sotto la lente la figura del brigante. Prende il la dall’archetipo di Robin Hood che nelle antiche ballate è ritratto come un losco rapinatore e nel ’500 diviene il bandito ideale che toglie ai ricchi e dà ai poveri. L’icona del ribelle prende corpo in seno allo scontro città-campagna. In testi come la Nencia da Barberino di Lorenzo il Magnifico si guarda con simpatia ai villani, non più brutti, sporchi e cattivi, bestie da soma. E’ in questa humus che mette radici la saga del brigantaggio post-unitario, flagello delle nostre campagne. Aedi popolari cuciono storie di soldatacci che nella fantasia degli artisti rimpiazzano i cavalieri arturiani.

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