Search English (United States)  Italiano (Italia) Deutsch (Deutschland)  Español (España) Čeština (Česká Republika)
Friday, July 30, 2010 ..:: Home » Interventi ::.. Register  Login

Con questo articolo di Vito Nigro intendiamo aprire uno spazio nel quale si possa discutere sui temi per affrontare i quali è nata l'Associazione "Settimana dei Briganti - l'altra storia": la rivalutazione del brigantaggio e la revisione storica del Risorgimento, come meglio esplicitato nella premessa.

PREMESSA

Il Risorgimento Italiano - l’altra Storia 

Uno dei compiti della Nostra associazione è quello di sollecitare una ricostruzione storica dei fatti accaduti in quel particolare periodo del nostro, non lontano, passato che va sotto il nome di Risorgimento.

Una più attenta valutazione oggettiva degli accadimenti, scrostati dalle argomentazione dei vincitori, rappresenta un utile strumento per una corretta comprensione della nostra storia recente e, quindi, una formidabile palestra di apprendimento, passaggio necessario per un rilancio, che non sia solo emozionale, della nostra gente.

Tale compito è sicuramente troppo arduo per l’Associazione che non annovera, tra i propri soci (almeno per il momento) “storici” nel senso accademico del termine.

Possiamo però, offrire spunti al dibattito, aprire conferenze, coordinare incontri, organizzare discussioni e tanto altro ancora.

Possiamo, cioè, fare in modo che uomini, donne, luoghi e date non siano abbandonati nell’oblio o lasciati nel dimenticatoio della Storia.

E’ una sfida importante. La vinceremo.

 

 

19 gennaio 1861. La flotta francese lascia il golfo di Gaeta. Inizio di una capitolazione. Il Regno delle Due Sicilie abbandonato dagli Stati Europei.

Motivi storici, politici ed economici.

 

Nelle ore pomeridiane del giorno 19, le navi francesi e spagnole salpavano dal golfo di Gaeta ed un parlamentario piemontese venne a ricordare, che la tregua avea termine alle 5” (Gaetano Nagle e Francesco Anfora: Difesa di Gaeta 1860-1861. Edizioni “Napoli 1860. ristampa anastatica del 1861; pag. 28).

In effetti si trattava di una partenza più volte annunciata.

Cavour non mancava di fare costantemente pressioni su Napoleone III affinché questi ritirasse la propria flotta dal Golfo di Gaeta.

Il 19 gennaio 1861, l’ammiraglio La Barbier de Tinan ricevette l’ordine di salpare, nonostante i risentimenti personali dell’imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III e accesa sostenitrice di Maria Sofia Amelia di Wittelsbach, moglie di Francesco II e Regina del Regno delle Due Sicilie e delle formali opposizioni di Austria, Prussia e Russia.

Raccontano i cronisti dell’epoca che la cerimonia di commiato della flotta francese dai Reali del Regno, avvenne, considerato il contesto nel quale si svolgeva (la fortezza di Gaeta, il cui assedio era iniziato il 12 novembre del 1860, presa di mira dai micidiali cannoni rigati “Cavalli” del Cialdini, bersagliata da migliaia di colpi di mortaio, era oramai ridotta ad un cumulo di macerie, mentre la fame, la dissenteria e il tifo mietevano centinaia di vittime al giorno) con un rispetto del protocollo che ha dell’incredibile.

I sovrani donarono all’ammiraglio francese due loro ritratti con dedica personale molto amichevole. De Tinan, assai più pratico, offrì alla regina una preziosa vacca da latte che Maria Sofia donò a sua volta alle suore di carità” (Arrigo Petacco. La Regina del Sud. Oscar Storia Mondadori; pag. 146)

Dalla descrizione offerta dal Petacco del commiato della flotta, possiamo subito intuire e sublimare quello che è il leit motiv dominante in quasi tutti coloro che hanno scritto di queste vicende, ivi compreso coloro che, a torto o a ragione, vengono considerati particolarmente attenti alla storiografia borbonica.

Parlo della naturale vocazione ad una ricostruzione storica che, partendo da dati fortemente drammatici in quanto inquadrabili in teatri di guerre e di sofferenze indicibili, contornati da migliaia di soldati e civili morti sui campi di battaglia per la loro Patria, volgono lo sguardo, (per motivi diversi dal pragmatico racconto storico e più riconducibili ad intuibili progetti editoriali), verso una visione, a metà tra il romanzesco e il drammaturgo, degna della migliore esperienza della letteratura epica e avventurosa, dei personaggi principali.

Infatti e per esempio, il frequente ricorso al racconto della gesta della Regina Maria Sofia, da un lato, hanno il merito di alimentare una certa attenzione sull’ultima Regina del regno, ma, dall’altro, hanno, a mio modo di vedere, condizionato un’intera generazione di scrittori che, sull’onda emotiva volta alla continua ricerca di eroine, si sono affrettati a scrivere, in modo spesso inesatto, fornendo notizie che di storico hanno ben poco, annoverandosi più felicemente nella letteratura fantastica o, addirittura, in quella onirica (vedasi, ad esempio: C. Tschudi, Regina Maria Sofia di Napoli, un’eroina dimenticata, Città di Castello, 1914 “I soldati erano felici di vederla , la seguivano con gli occhi quando si aggirava per le stanze degli ammalati…” pag.117)

Certamente a Gaeta Maria Sofia, ha finalmente indossato gli abiti propri di una regnante, mostrando un valore ed un coraggio che, per lo meno secondo i criteri dell’epoca, erano impensabili da attribuire ad una giovane donna,divenuta Regina di uno dei più prestigiosi Regni dell’epoca, a soli 18 anni e subito messa a così dura prova.

Se però ci limitiamo a considerare Sofia solo come colei che passeggiava sulla fortezza in mezzo ai feriti, ove dispensava coraggio e sorrisi o come colei che “aspira ad una piccola ferita” (C. Tschudi, opera citata, pag. 122) certamente, facciamo un torto a quella che, a mio modo di vedere, è stata una donna che, vivendo a cavallo tra due secoli o, per meglio dire, tra due epoche, rappresenta una figura femminile che, ancora oggi, da riscoprire, merita ben altro rispetto.

Ma torniamo a Gaeta e a quel freddo 19 gennaio del 1861.

La presenza della flotta francese (e di alcune unità spagnole) nel golfo, aveva rappresentato per la fortezza, l’unica possibilità di ottenere gli approvvigionamenti necessari, non solo alla difesa, bensì alla stessa sopravvivenza, fisica e militare, dei sovrani, della truppa, della artiglieria e di tutta la popolazione della cittadella.

La partenza della flotta francese e l’avvicendamento, poche ore dopo, di quella piemontese agli ordini dell’ammiraglio Persano, rappresenta quindi, in sostanza, l’inizio della capitolazione di Gaeta che formalmente avverrà poi il successivo 13 febbraio con la sottoscrizione della capitolazione e con l’abbandono della guarnigione da parte dei reali (che si imbarcheranno sulla nave francese La Mouette alla volta di Civitavecchia e quindi di Roma, ospiti di Pio IX) e dei soldati di truppa che, consegnate le armi ai piemontesi, saranno imbarcati per le isole di Capri, Procida, Ischia e Ponza.

Abbiamo già detto che il triste epilogo, che rappresenterà la fine di un grande regno, era stato già scritto e deciso da uomini e strategie che nulla avevano a che fare con i campi di battaglia, bensì rappresentavano il preciso disegno delle potenze europee che, soggiogate dalla perfida visione storica di Cavour, portò alla disfatta del Regno di Napoli.

Tradimenti di generali ed eroicità dei soldati, hanno in effetti caratterizzato le battaglie campali, ma la scomparsa dei Borbone, era stata decisa lontano dal Volturno e da Gaeta, con operazioni che nulla avevano a che fare con lo slancio dei garibaldini: nei salotti delle capitali europee.

Circa 2.300 ufficiali che avevano giurato fedeltà ai Borbone passarono alle dipendenze dei Savoia, letteralmente comprati e pagati con un fiume di denaro che, pilotato dalle logge massoniche dell’epoca, subiva passaggi finanziari degni delle odierne transazioni internazionali.

A monte di ogni cosa vi era poi la aperta ostilità della Gran Bretagna, da tempo nemica giurata del Regno, sia per motivi inerenti la religione di stato (essendo quella inglese anglicana che non sopportava il cattolicesimo, qualche volta portato all’eccesso dai regnanti delle Due Sicilie) che per motivi di carattere geografico, poiché l’amicizia del Regno di Napoli all’impero russo, che poteva così legittimamente aspirare ad un vasto approdo sul Mediterraneo, era visto con disappunto dal Regno Unito, da sempre dominatore incontrastato dello stesso.

Per l’Inghilterra, quindi, aiutare il Piemonte ad annettersi il Regno delle Due Sicilie, faceva parte di un disegno strategico globale ed inoltre rappresentava la vendetta, a lungo covata nei confronti dei Borbone, rei, alcuni anni prima e precisamente nel 1838, regnando Ferdinando II, di aver leso i diritti sullo zolfo che Sua Maestà britannica, vantava in Sicilia.

Anche la Spagna e l’Austria, tradizionalmente alleati dei sovrani di Napoli, ubbidirono alla ragion di stato e, al di là delle semplici esternazioni internazionali e delle formali contestazioni al Piemonte, non intervennero nel conflitto (del resto l’esito della seconda guerra di indipendenza, risoltasi in maniera negativa per l’impero austro-ungarico, consigliavano l’imperatore Francesco Giuseppe, pur legato da vincoli di stretta parentela con Francesco II, essendo cognati, a rimanere fuori dalle vicende belliche).

Restava solamente la Francia che, da un lato si diceva dispiaciuta per la sorte toccata ai Reali di Napoli, ma nella realtà, soggiogata dal Cavour, assunse un atteggiamento visibilmente filo piemontese.

Unico e fedele alleato del regno, restò, sino alla fine, lo Stato Pontificio, anch’esso destinato a soccombere in breve tempo.

Avremo modo di parlare in occasioni successive e più compiutamente di Maria Sofia e di Francesco II che, a Gaeta, dimostrò un valore militare davvero inaspettato per un Sovrano, per sua stessa ammissione, assolutamente contrario alla violenza ed alla guerra.

Ma questa, è un’altra storia!

 

Vito Nigro

Copyright (c) 2000-2006   Terms Of Use  Privacy Statement
DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation